WATSU: UNO CON L'ACQUA

 
All’inizio il nostro pianeta non era altro che un caos di fuoco una nube di particelle di materia uguale a tanti altri ammassi stellari nell’universo. Tuttavia qui è nato il miracolo della vita. Oggi la vita, la nostra vita è solo un anello della catena degli innumerevoli eventi che si sono succeduti sulla Terra nel corso di 4 miliardi di anni...
L’atmosfera primordiale era priva di ossigeno, densa carica di vapore acqueo, priva di anidride carbonica, una fornace.
La terra si raffreddò, il vapore acqueo si condensò e ricadde sotto forma di piogge torrenziali.
Alla giusta distanza dal sole, non troppo lontano, non troppo vicino, la terra è in equilibrio perfetto che le permette di conservare l’acqua allo stato liquido. L’acqua traccia dei percorsi come le vene del corpo umano, come i rami degli alberi,
come vascelli che portano linfa vitale al Pianeta
I fiumi trassero minerali dalle rocce e li dissolsero gradualmente nell’acqua dolce degli oceani, e gli oceani diventarono salati. Da dove veniamo, come si è creata la prima scintilla di vita? …….
Il motore della vita è la connessione, tutto è collegato, niente basta a se stesso acqua e aria sono inseparabili, unite nella vita e per la nostra vita sulla Terra, la condivisione è essenziale…..”
Tratto dal film HOME
 
Questa premessa è tratta da un film capolavoro, progetto di Luc Besson, la cui protagonista è lei, Madre Terra.
Il messaggio è un richiamo al “risveglio”, una testimonianza di come l’uomo pur essendo l’ultimo arrivato su questo pianeta,
sia riuscito a cambiarne il corso, sia riuscito a modificarne ecosistemi delicati, abbia cercato di dominare una natura selvaggia e incontaminata.
Natura che per i nostri antenati , per i popoli ad essa legati, è stata la Maestra, la Divinità da onorare, da ringraziare,
da rispettare, l’uomo non era separato da essa, ne era parte, un umile figlio al suo servizio.
I nativi sapevano bene che ogni gesto contro di lei, avrebbe rappresentato un’azione contro gli uomini stessi,
perché non esiste separazione, siamo indissolubilmente connessi.
E allora da cosa nasce questa idea di separazione? Che cosa ci ha portato a pensare che possiamo sfruttare il pianeta,
le sue risorse, che possiamo fare guerre, distruggere altri simili, nutrirci dei nostri amici animali, senza subirne catastrofiche conseguenze pensando che una nostra azione insensata non si ripercuota su tutto il Sistema??
Questa idea di essere separati è tutta una mera illusione, una convinzione nata da un sistema basato sul controllo,
sulla ragione, dalla convinzione di poter spiegare tutto, e di poter misurare ogni evento ogni manifestazione.
Ma anche la scienza ha dovuto arrendersi all’evidenza, ha dovuto rivalutare paradigmi dati per assoluto, ha dovuto allargare
la visione e far proprio un sistema che non dà certezze, che non è misurabile ma che considera l’essere umano come parte
di un Tutto interconnesso.
Mi piace ancora dare uno sguardo indietro nel tempo, per ricordare la nostra origine,l’origine delle prime forme di vita
su questo Pianeta, che dai primi batteri in acqua si sono sviluppate in forme sempre più complesse, e, passando attraverso numerose evoluzioni, hanno conquistato un posto sulla Terra.
Nel 1924, Aleksandr Oparin, un biochimico russo, ipotizzò che la vita si era evoluta da composti organici presenti nell'oceano primordiale. Stanley Miller sperimentò questa teoria nel 1953. In laboratorio Miller combinò i gas presenti nell’atmosfera primordiale colpendoli con una scarica elettrica, il risultato fu che riuscì a creare un brodo primordiale contenente i 4 aminoacidi essenziali a formare le proteine presenti in ogni forma di vita, di cui ancora oggi ne fanno parte gli abitanti di questo Pianeta. In pratica ogni forma di vita ha ancora in sé l’impronta biochimica primordiale di matrice oceanica.
Le nostre cellule ne sono una testimonianza composte di una sostanza simile all’acqua degli oceani.
E’ nell’acqua che ritorniamo agli arbori del tempo, e nell’acqua amniotica che il feto si sviluppa in 9 mesi di crescita e cambiamento che porta con sé tutte le nostre fasi evolutive.
Non c’è da stupirsi allora se quando stiamo galleggiando in acqua, magari a temperatura corporea, il nostro sistema attiva tutta una serie di sensazioni, ricordi, memorie corporee che riportano a quello stato dell’essere dove si era uno con il Tutto,
in totale fusione con l’esistenza. In questo spazio di coscienza dove non esiste separazione alcuna, dove possiamo ritrovare quella verità che dentro di noi nel nostro profondo riconosciamo: siamo tutti Uno, siamo tutti parte del Tutto.
E questa unione la possiamo ritrovare dentro di noi, e con la persona che ci sta sostenendo facendoci amorevolmente danzare nei flussi dell’acqua. Al di là delle sequenze che si possono apprendere, al di là degli stiramenti che si possono creare, Watsu è un’esperienza di profonda connessione e unione prima di tutto con noi stessi, con la persona che ci sostiene, con l’Acqua e con gli elementi tutti, con tutto il Pianeta.
Avanzate ricerche neurofisiologiche condotte dal dott. Nitamo Montecucco sull’attività cerebrale di persone durante bagni nelle acque termali, hanno mostrato un forte aumento della sincronizzazione cerebrale che può permanere a lungo.
Per sincronizzazione cerebrale si intende una coerenza tra le onde dei due emisferi, la parte destra del cervello che comunica con la parte sinistra. Non più separati, razionale o intuitivo, maschile o femminile, ma due parti che possono scambiarsi informazioni, comunicare tra loro inviare messaggi, creare un terreno per una salute globale.
Questi esperimenti hanno anche dimostrato che quando due persone entrano insieme in una vasca termale questa profonda connessione avviene anche tra i loro cervelli e i loro corpi, una sottile empatia che permette una comunicazione profonda al di là delle parole, una comunicazione fatta di silenzi, di risonanze, di battiti di cuori.
In acqua, nell’esperienza di dare e ricevere Watsu, le barriere invisibili che ci separano l’un l’altro si sciolgono come neve al sole, per lasciare spazio alla pura coscienza di esistere in un unico spazio di consapevolezza.