BREATHWORK: IL RESPIRO E LE SUE RISONANZE

 
Secondo il principio di risonanza postulato in ambito della fisica, troviamo che se si dispongono a fianco e sulla stessa parete due pendoli, questi tendono a sintonizzare il proprio movimento oscillatorio, quasi che “volessero assumere lo stesso ritmo”. Nel caso dei due pendoli, uno fa risuonare l’altro alla stessa frequenza. Lo stesso principio è valido per il diapason: se posizioniamo due diapason a fianco, facendone oscillare uno solo, dopo qualche istante anche quello “silenzioso” incomincia a vibrare.
Se guardiamo al respiro come ad un ritmo, ad una vibrazione costante che accade dentro di noi, potremo dire che la funzione del respiro, che non è solamente fisiologica, influenza e amplifica altri aspetti del sistema corpo/mente. Modificando, ampliando, o semplicemente portando l’attenzione al movimento del respiro, proprio come il principio di risonanza enuncia, altre parti del nostro sistema iniziano a vibrare, ad entrare in sintonia, ad armonizzarsi e a creare un unico ritmo, un’unica vibrazione. Anche gli aspetti più silenziosi, quelli che sembrano non avere più movimento, incominciano a comunicare tra loro, a rivitalizzarsi a ricaricarsi di nuove energie.
Anche qui possiamo notare una certa similitudine tra il lavoro con il respiro e quanto viene enunciato dalla fisica in relazione alla risonanza: “ Un fenomeno di risonanza provoca in genere un aumento significativo dell'ampiezza delle oscillazioni, che corrisponde ad un notevole accumulo di energia all'interno del sistema sollecitato.”
Quando respiriamo a “pieni polmoni”, vale a dire quando invece che respirare per sopravvivere, apportiamo un quantitativo di ossigeno maggiore, allora tutto il sistema si amplifica: si amplificano le sensazioni, si amplifica l’energia vitale a nostra disposizione, si amplifica la vitalità. In quel respiro ampio e profondo risuona la forza vitale in tutta la sua espressione, finalmente non più costretta ma libera di esprimersi e di trovare la forma a lei più consona. Le esperienze di vita, i condizionamenti, l’educazione hanno contribuito a creare un’impronta respiratoria rigida, contratta e poco fluida. Il sistema viene così abituato ad un processo di conservazione anziché di creazione. Un sistema atto a conservare vecchie difese basate sulla paura piuttosto che sull’amore. Una respirazione sana, profonda è in grado di riconnetterci a quella pulsazione respiratoria naturale e originaria che tutti noi abbiamo sperimentato in una fase della vita non ancora condizionata. Quel flusso di energia che viene a liberarsi quando il respiro si amplifica diventa un potenziale creativo a nostra disposizione, una carica energetica vitale infinita.
Come nel caso dei due pendoli, quando la frequenza del respiro si amplifica, tutti i sistemi ad esso correlati, iniziano a vibrare all’unisono, sintonizzandosi sulla stessa frequenza: respiro = vita!!
Il fenomeno della risonanza è ancora più evidente quando nel respiro incontriamo non solo noi stessi, ma anche l’altro. Quando assisto una persona, durante una sessione di respiro, quell’attenzione che ripongo dentro di me amplificando il mio proprio respiro, diventa ad un certo punto così vasta, che include anche quello della persona alla quale sto fornendo il mio sostegno. Viene a crearsi un’alchimia dove i due respiri entrano in una sorta di risonanza e le frequenze proprie di ognuno si allineano. In questa profonda esperienza di comunione condivisa, si ha accesso a quello spazio di contatto con un Sé Profondo dove percepire l’altro attraverso un messaggio non codificato razionalmente. Le percezioni ricevute non passano necessariamente attraverso un linguaggio verbale, bensì attraverso una comunicazione corporea, un linguaggio espressivo che risuona dentro a diversi livelli. Il respiro diventa il ponte sottile che mi collega all’altro, che mi permette di entrare in uno stato di sintonia empatica dove rispecchiare e cogliere il vissuto altrui.
Questo è quello che viene chiamato spazio di empatia, uno spazio condiviso di sensazioni, di sentire “come se fossi l’altro. Lo sperimentare un senso di unione così vasto e di connessione così profonda è la porta di accesso alla gratitudine nel cuore.
In conclusione, parlare di “risonanze di respiro”, è un modo per lasciar cadere i confini di separazione di parti dentro di noi, di barriere tra l’una e l’altra persona, ritrovandosi a danzare un ritmo che muove all’unisono.